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“Alleanza di Sinistra” sconfitta alle elezioni regionali italiane

Di Ulrich Rippert
3 aprile 2010

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Le elezioni hanno avuto luogo domenica e lunedi in 13 delle 20 regioni d’Italia. L’elezione ha portato una inaspettata vittoria per l’alleanza di centro-destra guidata dal primo ministro Silvio Berlusconi, che ha vinto in quattro regioni e ora governa in un totale di sei. In particolare, il partito razzista di destra, la Lega Nord che partecipa nella coalizione di governo di Berlusconi, ha notevolmente aumentato le sue percentuali

Anche se vi è una diffusa opposizione popolare alle politiche di Berlusconi, l’opposizione, guidata dal Partito Democratico (PD), non è stata in grado di trarne profitto. Il PD ha perso importanti regioni alla destra, tra cui il Lazio, e la roccaforte della classe operaia, il Piemonte, centrata sul polo industriale di Torino. Il PD e la sua alleanza hanno mantenuto il potere in solo 7 regioni. Nel 2005, il partito aveva governato in un totale di 11 regioni.

Mentre gli elettori hanno punito il PD, l’opposizione a Berlusconi è stato espressa da un livello molto basso di affluenza alle urne: un minimo storico del 64 per cento. Alle precedenti elezioni regionali, l’affluenza alle urne era stata del 72 per cento. In alcune regioni, come i “bastioni rossi” della Toscana, dell’Emilia-Romagna e delle Marche, l’affluenza alle urne è scesa del 10 per cento in alcuni casi rispetto a cinque anni prima.

Il risultato elettorale ha dimostrato la bancarotta politica del PD, e delle organizzazioni che gli orbitano intorno le quali insieme si descrivono come il “centro-sinistra.” Tali organizzazioni comprendono Rifondazione Comunista (PRC), il Partito Radicale guidato da Emma Bonino, ex ministro del commercio sotto il governo Prodi II, e il partito dell’Italia dei Valori di Di Pietro, venuto alla ribalta per la sua campagna contro la corruzione (Tangentopoli). Di Pietro è stato anche ministro del secondo governo Prodi.

L’alleanza di centro-sinistra ha registrato un calo di voti nonostante il drammatico peggioramento della crisi economica in Italia, il rapido aumento della disoccupazione, la crescente polarizzazione sociale e la vasta opposizione a Berlusconi e il suo governo. Non serve guardare lontano per capire perché ciò sia avvenuto. Nessuno dei partiti coinvolti nella alleanza di sinistra è in grado di affrontare i problemi sociali e le preoccupazioni della stragrande maggioranza della popolazione e di intraprendere una seria lotta contro le politiche di Berlusconi.

In particolare, essi sono sempre stati contrari a una mobilitazione della classe lavoratrice perchè ciò avrebbe conflittuato con le politiche del centro-sinistra stesso. Le loro critiche a Berlusconi sono interamente di natura tattica. Anche essi difendono gli interessi delle banche e dell’élite al potere. Considerano la corruzione e gli scandali che caratterizzano il regime di Berlusconi come un ostacolo per imporre le stesse drastiche misure attualmente in corso in Grecia. Tali partiti vorrebbero sbarazzarsi di Berlusconi, ma si oppongono con veemenza a qualsiasi mobilitazione di massa a tale fine.

La codardia politica dell’alleanza di centro-sinistra si è manifestata durante l’elezione attraverso il supporto di manovre antidemocratiche. Quando è emerso che il Popolo della Libertà (PDL) aveva presentato le proprie liste elettorali troppo tardi ed era stato squalificato dalle elezioni c’è stato un tripudio generale. Hanno reagito in modo simile quando il PDL è stato escluso dalla scheda elettorale in Lombardia, perché aveva raccolto un numero insufficiente di firme, o meglio, quando è emerso che un certo numero di firme consegnate erano evidentemente false.

L’opposizione sperava di fermare Berlusconi attraverso tali manovre. Le loro speranze, però, erano completamente fuori strada. Infatti, Berlusconi è riuscito a presentarsi come vittima di manovre antidemocratiche e come difensore del diritto di voto. Egli ha fatto appello contro le sentenze in due occasioni, e in entrambi i casi un tribunale amministrativo ha dichiarato che il suo partito non era riuscito a soddisfare i criteri necessari. Berlusconi ha quindi emanato un decreto al Senato, dove il suo partito ha la maggioranza, che stabilisse retroattivamente una nuova data per la presentazione delle liste elettorali. Questo decreto è stato firmato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ma la lista del PDL è rimasta esclusa dalla città di Roma fino a poco prima della votazione.

Berlusconi ha usato questo episodio nel suo solito modo demagogico per lamentarsi per il ritardo nella registrazione del suo partito, che secondo lui aveva subito una grave discriminazione: “È una questione di libertà e democrazia. Se la sinistra vincesse per aver cancellato la lista degli altri sarebbe un precedente pericolosissimo”.

Il tentativo di escludere il partito di Berlusconi dalle elezioni con tali manovre burocratiche è stato sufficiente per mobilitare i sostenitori del PDL e consentire alla destra di vincere il Lazio e la città di Roma, anche se una serie di partiti di opposizione, compresa Rifondazione, hanno sostenuto la candidatura di Emma Bonino del Partito Radicale.

Un altro mezzo usato dall’alleanza di sinistra per sopprimere una mobilitazione indipendente delle masse è stato il movimento “Il popolo viola”. Nel corso di una serie di incontri e comizi, leader sindacali, artisti, giornalisti ed ex ministri durante il governo Prodi hanno dichiarato che la lotta contro Berlusconi non era politica, ma piuttosto una questione morale. Lo slogan centrale del movimento è stata l’esigenza di un “ritorno all’etica politica”.

Il 13 marzo a Roma, nel corso di una manifestazione di protesta contro il decreto salvaliste di Berluisconi, il leader del PD, Pier Luigi Bersani, ha chiesto la collaborazione di tutti coloro che hanno rispetto per la democrazia. Bersani ha spiegato alla maniera di un filisteo politico che gli italiani dovrebbero cercare di lavorare insieme in particolare per garantire che un cambiamento di coscienza si riflette alle urne da parte dei cittadini, sia da destra che da sinistra.

Rifondazione Comunista ha svolto un ruolo particolarmente spregevole alle elezioni. Proprio come fece durante la collaborazione con il governo Prodi, Rifondazione ha fornito al partito pro-capitalista PD una copertura di sinistra e ha formato la propria “alleanza di sinistra” a tal fine. Oltre a Rifondazione, questa alleanza includeva i Comunisti Italiani (Pdci) e altri due gruppi minori. L’unica richiesta sollevata dall’alleanza era l’“ anti-berlusconismo”, e ha sostenuto i candidati del PD in otto regioni separate. Nel Lazio, ha sostenuto la campagna elettorale di Emma Bonino e il Partito Radicale.

Queste elezioni hanno rivelato il livello di bancarotta politica di Rifondazione. In Campania, dove il partito ha sostenuto il suo leader ed ex ministro per gli affari sociali nel governo Prodi, Paolo Ferrero, Rifondazione ha raccolto solo l’1,56 per cento dei voti. L’alleanza di sinistra ha ricevuto solo il 2,0 per cento in Lombardia, il 2,8 per cento in Emilia Romagna, l’1,5 per cento a Venezia, il 3,8 per cento nelle Marche, e il 2,7 per cento nel Lazio.

La misura in cui Rifondazione è stata screditata si è rivelata particolarmente in Emilia Romagna, dove il comico Beppe Grillo è stato in grado di raccogliere il 6,0 per cento dei voti, contro il 2,8 per cento di Rifondazione. Questo nonostante il fatto che Beppe Grillo sia privo di una prospettiva politica ed abbia imperniato la sua campagna solo sull’esigenza che nessun condannato o accusato di un reato possa entrare in parlamento.

Nichi Vendola, a capo di una fazione che si è staccata da Rifondazione un anno e mezzo fa, è stato in grado di difendere il suo posto di presidente della regione Puglia. Vendola ha ottenuto il 48,7 percento dei voti sulla base del sostegno del PD, l’Alleanza di Sinistra e il Partito Radicale. In quasi tutte le altre regioni, la lista di Vendola, “Sinistra Ecologia e Libertà”, ha presentato candidati come parte dell’ alleanza di centro-sinistra.

Grazie alla bancarotta politica della sinistra, Berlusconi è uscito rafforzato dalle elezioni, con sua grande sorpresa. Solo poche settimane fa, una serie di sondaggi avevano previsto perdite pesanti per il suo partito. Martedì scorso, è andato davanti alla stampa e ha parlato di “vittoria storica”.

In realtà, il Popolo delle Libertà ha vinto con una media di appena il 27 per cento, il 10 per cento in meno rispetto alle elezioni parlamentari del 2008. Nello stesso anno, l’alleanza di centro-destra ha ottenuto il 47 per cento. E ’stato in particolare il partito razzista della Lega Nord che è stato in grado di aumentare la sua quota di voto raggiungendo una media del 13 per cento. Il risultato per la Lega Nord ha messo in luce come certe prospettive di estrema destra possano approfittare del rifiuto da parte di certe alleanze di sinistra di opporsi alla politica capitalista del governo.

 



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