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Il Parlamento approva la nuova legge elettorale

Di Marianne Arens
9 maggio 2015

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Questo articolo è stato precedentemente pubblicato in inglese l’8 maggio 2015

Lunedì il Parlamento ha approvato, al quarto ballottaggio, una riforma elettorale che darà al governo maggiore libertà di agire indipendentemente dalla volontà degli elettori. Il Senato aveva già sostenuto la legge nel mese di gennaio.

Come per la precedente riforma elettorale, che è stata dichiarata essere in violazione della costituzione da parte della Corte Costituzionale nel 2013, la nuova legge garantisce al partito più grande la maggioranza parlamentare alla Camera, anche nel caso abbia ricevuto ben meno del 50 per cento dei voti. Il Senato, dove la distribuzione dei seggi corrisponde più direttamente al risultato delle elezioni, e che ha finora costituito un controllo sul potere, sarà praticamente abolito.

La legge elettorale è uno dei progetti più importanti del premier Renzi (Partito Democratico, DP). Essa mira a dare al governo, e alle future amministrazioni, una maggioranza stabile, così da poter imporre severe misure di austerità, deregolare il mercato del lavoro e rafforzare l’esercito. E’ chiaramente un passo verso forme di governo dittatoriali.

Tutte e quattro le votazioni in parlamento erano state dichiarate voto di fiducia a Renzi, per mantenere basso il numero di dissidenti nei suoi stessi ranghi. Alla quarta votazione, 334 hanno votato a favore e 61 contro. In precedenza i partiti di opposizione avevano lasciato il parlamento in segno di protesta.

La nuova legge elettorale entrerà in vigore il 1° luglio 2016. Essa comporta l’ostacolo del raggiungimento del 3 per cento dei voti per i partiti più piccoli ed è una forma distorta di rappresentanza proporzionale. Se un partito raggiunge il 40 per cento dei voti, ottiene un bonus di governo del 15 per cento, stabilendo così la maggioranza assoluta di 340 seggi sui 630 del parlamento. I seggi restanti saranno distribuiti secondo i voti ottenuti.

Se nessun partito raggiunge il 40 per cento, si terrà un secondo turno di votazione tra i due partiti più forti. Il vincitore riceverà allora 340 seggi, anche se non avesse ottenuto che il 30 per cento dei voti al primo turno.

La legge elettorale precedente conteneva un regolamento simile. La coalizione dei partiti più forti, non un solo partito, come previsto dalla nuova legge, riceveva un bonus di governo ed ottiene la maggioranza. Silvio Berlusconi aveva introdotto questo bonus per consolidare la sua maggioranza. L’avevano chiamata legge elettorale porcellum, poiché definita “porcata” dall’allora Ministro per le Riforme Roberto Calderoli.

Quando il potere di Berlusconi incominciò a declinare, il beneficiario della legge porcellum divenne il PD di Renzi. Quest’ultimo ha preso il posto di Enrico Letta nel febbraio 2014, senza un voto da parte dell’elettorato; adesso egli può contare su una maggioranza stabile in parlamento, anche se il suo partito ha vinto solo il 25,4 per cento dei voti alle ultime elezioni.

Alla fine del 2013, la più alta Corte d’Italia ha dichiarato il porcellum in violazione della Costituzione, perché distorce eccessivamente la volontà degli elettori. La Corte Costituzionale ha anche sollevato preoccupazioni per la rigidità della clausola sulle liste di partito, grazie alla quale i partiti, e non gli elettori, determinano chi entra in parlamento.

Su questo secondo punto, la nuova legge elettorale, detta Italicum, accorda alcune concessioni alla Costituzione. Ai partiti verrà consentito di determinare solamente le prime posizioni nelle loro liste, mentre gli elettori avranno la possibilità di esprimere due voti, per determinare l’ordine dei candidati nella lista.

Di pari passo all’Italicum, il governo Renzi sta riformando il Senato. Esso sta per essere eliminato e non ci sarà più una camera alta, con il potere di agire in funzione di controllo del parlamento. In futuro, il Senato esisterà solo come organo di rappresentanza regionale, con poteri consultivi. Il numero dei senatori sarà ridotto da 315 a 100; essi non saranno più eletti direttamente, ma nominati dai governi regionali. Ci saranno poi i senatori nominati a vita e quelli nominati dal Presidente.

Non avendo la maggioranza all’attuale Senato, Renzi è stato in grado di passare la riforma elettorale, e la riforma del Senato, solamente con il sostegno dell’ opposizione di destra di Berlusconi. Questo era il fulcro del cosiddetto patto Nazareno, concluso l’anno scorso fra Renzi e Berlusconi; quest’ultimo spera di fare un ritorno politico e quindi ha assistito Renzi nel far passare entrambe le riforme al Senato.

Il patto Nazareno si sfasciò quando Renzi facilitò l’elezione di Sergio Mattarella come Presidente, contro i desideri di Berlusconi. Da allora, i deputati di Forza Italia di Berlusconi hanno espresso una forte opposizione vocale a Renzi. Renato Brunetta, il leader della frazione parlamentare di Forza Italia, la settimana scorsa ha denunciato l’Italicum dichiarando: “Non consentiremo il fascismo Renziano”.

Le tensioni stanno anche crescendo all’interno del partito di Renzi, dopo che egli ha espulso dal comitato costituzionale in parlamento 10 deputati che lo criticavano. Membri di spicco dell’ex Partito Comunista, come Guglielmo Epifani, Pier Luigi Bersani e Gianni Cuperlo, insieme con il predecessore di Renzi, Enrico Letta, in segno di protesta si sono assentati da parti della votazione. Renzi ha ottenuto la maggioranza necessaria attraverso il sostegno di numerosi partiti minori, tra cui Scelta Civica di Mario Monti e il gruppo Area Popolare.

Il SEL (Sinistra, Ecologia, Libertà), che inizialmente aveva sostenuto Renzi, il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo e il partito di Berlusconi stanno facendo pressione per un referendum contro la riforma elettorale.

Il leader di SEL Nichi Vendola ha commentato che la “subordinazione servile del potere legislativo a quello esecutivo” è semplicemente inaccettabile. “Nello stile della conduzione dell’attività legislativa sotto dettatura del Governo, per molto meno ai tempi di Berlusconi ci si stracciava le vesti e si indicava il rischio della deriva autoritaria”.

L’atteggiamento teatrale dell’opposizione di sinistra e destra non comporta nessuna argomentazione di principio; c’è solo la preoccupazione di difendere i propri privilegi, che entrambe le parti vedono minacciati dalla nuova legge elettorale. Le mutevoli alleanze e le lotte di potere ricordano gli intrighi e le cospirazioni ai tempi dei Borgia. Questa gente è ad anni luce di distanza dalla vita quotidiana reale della popolazione.

Finora La Lega Nord è stato il principale beneficiario della controversia che circonda la legge. In due nuovi sondaggi di Ipsos e IX, il partito ha ottenuto un supporto del 13 e del 14 per cento. Rispetto ai risultati delle elezioni parlamentari del 2013 questo rappresenta una crescita del trecento per cento dei loro voti. Abbandonata l’originale campagna elettorale per la separazione delle regioni settentrionali più ricche, la Lega Nord, sotto la direzione del suo nuovo leader Matteo Salvini, sta ora cercando di trarre profitto dalla crisi, per costruire un partito a livello nazionale, basato su razzismo, ostilità verso l’Unione europea e sostegno a forme autoritarie di governo.

 



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